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23 Aprile 2026Ci sono giornate in cui sai già che non saranno “normali”. Non per quello che devi fare, ma per chi ti troverai davanti. E quando ho visto entrare in studio Red Scorpion, ho capito subito che quella non sarebbe stata una seduta qualunque.
Arriva direttamente dal ring, ancora in tenuta, con quell’aria da uno che è abituato a combattere più che a farsi trattare. Il “solo e unico”, come lo chiamano. E sì, un po’ fa sorridere pensarlo su un lettino invece che su un quadrato di wrestling.
Red Scorpion, per chi non lo conosce, è uno di quelli veri. Campione mondiale di Catch Wrestling, tre volte campione europeo, sette volte campione italiano. Uno che di impatti ne ha presi e dati parecchi. Eppure, anche uno così arriva in studio per lo stesso motivo di tanti altri: il dolore. Nel suo caso, il protagonista principale era il dolore alla spalla.
Non solo quello, certo. Mi ha raccontato anche di fastidi alla schiena, alle anche, alle ginocchia. Ma il dolore alla spalla destra era quello che negli ultimi tempi si faceva sentire di più. Quel tipo di dolore alla spalla che non ti blocca completamente, ma ti accompagna in ogni movimento, ricordandoti che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.
Quando ho iniziato a valutarlo, la prima cosa che ho notato è stata la rigidità. Non sorprende, considerando il suo livello di allenamento. Muscoli estremamente sviluppati, sì, ma anche poco “elastici”. E qui sta il punto. Spesso si pensa che più forza significhi automaticamente più funzionalità. In realtà, senza mobilità ed equilibrio, la forza da sola può diventare un limite.
Nel suo caso, i pettorali erano molto dominanti. Talmente forti da “tirare” costantemente in avanti tutta la struttura. Questo crea uno squilibrio importante: le spalle tendono a chiudersi, la postura cambia, e il dolore alla spalla diventa quasi inevitabile. Perché l’articolazione lavora fuori asse, sotto stress continuo. E più il tempo passa, più il dolore alla spalla si stabilizza.
Gli ho fatto notare come anche a riposo il suo corpo non fosse davvero rilassato. C’era sempre una tensione di fondo, come se fosse pronto a combattere anche lì, sul lettino. È una cosa che vedo spesso negli atleti: il corpo dimentica come “staccare”. E quando non recupera, prima o poi presenta il conto. Abbiamo iniziato il trattamento lavorando proprio su questo.
Non tanto sulla forza, che di quella ne ha da vendere, ma sull’elasticità. Ho iniziato a liberare le tensioni nella zona toracica e nelle spalle, cercando di ridare spazio al movimento. In questi casi il dolore alla spalla non si risolve lavorando solo sulla spalla. Bisogna allargare lo sguardo. Schiena, torace, postura generale. Tutto contribuisce.
Durante alcune tecniche si è reso conto che la situazione era più “seria” di quanto pensasse. Non in senso grave, ma in termini di rigidità. E lì è arrivato anche il momento in cui ha capito che quel dolore alla spalla non era solo una conseguenza degli allenamenti, ma anche del modo in cui il suo corpo si era adattato nel tempo. Poi sì, sono arrivate anche le manipolazioni un po’ più dirette.
Quelle che fanno rumore. Quelle che, diciamolo, sorprendono sempre chi non è abituato. E vedere uno come lui reagire a uno “scrocchio” è stato interessante. Sul ring è lui che mette in difficoltà gli altri. Qui, per una volta, i ruoli si sono invertiti. Ma è proprio in quei momenti che il corpo inizia a cambiare. Dopo alcune tecniche, il movimento della spalla era già diverso.
Più fluido, meno trattenuto. Il dolore alla spalla non era sparito — non sarebbe realistico — ma si era ridotto, e soprattutto era cambiata la qualità del movimento. Ed è sempre da lì che si riparte. Gli ho dato anche qualche indicazione posturale, perché senza quella parte il lavoro resta a metà. Il suo corpo dovrà imparare a gestire meglio le forze in gioco, a distribuire il carico in modo più equilibrato.
Altrimenti il dolore alla spalla tornerà, magari sotto un’altra forma, magari in un altro punto. È sempre lo stesso schema. Alla fine della seduta si muoveva in modo diverso. Non trasformato, ma più “libero”. E questa è la cosa che cerco sempre: non la perfezione, ma il cambiamento. Quello reale. Prima di andare via mi ha guardato e ha sorriso.
Credo non si aspettasse che lavorare sull’elasticità potesse essere più impegnativo di un allenamento. Ma è così. A volte il vero lavoro non è aggiungere forza, ma togliere tensione. E per uno come Red Scorpion, abituato a resistere a tutto, imparare a mollare un po’ potrebbe essere la chiave per lasciarsi alle spalle, una volta per tutte, quel dolore alla spalla che si portava dietro da troppo tempo.





