Zoppicava da un anno a causa di una fascite plantare

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16 Aprile 2026

Zoppicava da un anno a causa di una fascite plantare

Ci sono dolori che diventano una specie di rituale. Non perché li scegli, ma perché si presentano sempre nello stesso momento, con una puntualità quasi irritante. Il classico esempio? Il primo passo del mattino. Appoggi il piede a terra e… zac.

Una fitta precisa, secca, che ti sveglia più del caffè. Quando Fabio mi ha raccontato questa cosa, ho sorriso. Non per il dolore, ovviamente, ma perché sapevo già dove saremmo andati a parare. O meglio, avevo un sospetto molto chiaro: fascite plantare.

Fabio è arrivato in studio dopo due anni di tentativi, visite, diagnosi e terapie che non avevano portato a nulla di concreto. Due anni sono tanti. Sono abbastanza per cambiare il modo in cui cammini, in cui ti muovi, in cui pensi al tuo corpo. Quando il dolore dura così tanto, smette di essere un episodio e diventa una presenza.

Nel suo caso, la diagnosi iniziale era stata un neuroma di Morton. Una possibilità plausibile, certo. Ma poi è arrivata la risonanza, e ha cambiato le carte in tavola: niente neuroma. E quindi? Il dolore però c’era, eccome se c’era. Anzi, peggiorava. E qui succede una cosa che vedo spesso: si continua a trattare il punto del dolore, come se fosse l’unico responsabile.

Piede dolorante? Si lavora sul piede. Ha senso, ma solo fino a un certo punto. Perché il corpo non funziona a compartimenti stagni. Quando Fabio mi ha spiegato la sua situazione, ho iniziato a osservare. Non solo il piede, ma tutto il resto. Il modo in cui stava in piedi, come distribuiva il peso, come si muoveva. E lì ho iniziato a vedere il quadro completo.

La sua non era “solo” una fascite plantare. Era una fascite plantare inserita in un sistema che non stava lavorando in equilibrio. Postura alterata, carichi distribuiti male, una catena che partiva dal piede ma coinvolgeva anche gamba, bacino e colonna.

È qui che cambia tutto. Perché una fascite plantare non nasce sempre e solo dal piede. Spesso è il risultato finale di qualcosa che succede più in alto. Nel caso di Fabio, il piede era semplicemente il punto in cui il problema si manifestava con più forza. Ma la causa era più ampia.

Abbiamo iniziato il trattamento con un approccio diverso rispetto a quello che aveva provato fino a quel momento. Certo, ho lavorato anche localmente, perché la fascite plantare va comunque trattata. Ma non ci siamo fermati lì. Ho iniziato a riequilibrare la postura, a lavorare sulla mobilità delle articolazioni, a ridistribuire i carichi lungo tutta la catena.

Gamba, bacino, colonna. Tutto collegato. All’inizio il piede era molto sensibile. Tipico della fascite plantare cronica: i tessuti sono irritati, reattivi, quasi “sulla difensiva”. Ma seduta dopo seduta qualcosa ha iniziato a cambiare. Il dolore non è sparito dall’oggi al domani, ma ha iniziato a ridursi. Meno intenso, meno costante. E soprattutto meno “dominante”.

Fabio ha ricominciato a camminare meglio. E questa è sempre la svolta. Perché quando il movimento torna naturale, il corpo smette di compensare in modo eccessivo. E quando smette di compensare, smette anche di alimentare il problema. Dopo qualche seduta, quella fascite plantare che lo accompagnava da due anni ha iniziato a perdere terreno.

Non era più il centro della sua giornata. Non era più il primo pensiero del mattino. E credimi, questa è una delle soddisfazioni più grandi: vedere qualcuno che torna a fare una cosa semplice come camminare… senza pensarci. Oggi con Fabio non stiamo più “inseguendo” il dolore. Stiamo lavorando sul mantenimento.

Perché una fascite plantare, una volta risolta, va comunque rispettata. Il corpo ha memoria, e se torniamo alle vecchie abitudini, il rischio di ricaduta c’è. Per questo gli ho lasciato esercizi mirati, semplici ma fondamentali. Per mantenere l’equilibrio che abbiamo costruito e non tornare indietro.

La cosa che mi porto a casa da questa storia è sempre la stessa: non fermarsi al sintomo. Una fascite plantare può sembrare un problema “locale”, ma spesso è solo la punta dell’iceberg. E finché guardiamo solo lì, rischiamo di perdere tutto il resto.

Se anche tu ti ritrovi in questa situazione, con un dolore al piede che non passa, che ritorna, che cambia ma non sparisce… fermati un attimo. Potrebbe essere una fascite plantare. O meglio, potrebbe essere una fascite plantare che nasce da qualcosa di più grande. E lì, finalmente, si può iniziare a lavorare davvero.

Anche tu hai bisogno di una mano? Posso aiutarti.

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