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22 Febbraio 2022Partiamo dal presupposto che nessuna posizione, mantenuta per troppo tempo consecutivamente, può essere positiva per la nostra salute fisica. Il nostro corpo è nato per muoversi, il movimento è vita. Grazie al movimento i sistemi micro-circolatorio, vascolare, linfatico, cardio-respiratorio hanno la possibilità di rimanere attivi ed efficienti. Tutte le funzioni vitali, anche quelle che non possiamo percepire, come il circuito ormonale, ovvero il sistema endocrinologico della tiroide, sono stimolate, attivate dal movimento.
Gli effetti della vita sedentaria
Lo stare fermi in una posizione per tante ore si può tradurre in breve con la parola “statica”. Questa situazione ha come effetto il manifestarsi di una stasi anche a livello micro-vascolare e linfatico. Ciò comporta una diminuzione dell’irrorazione di tutti i tessuti, la riduzione della ossigenazione e dell’apporto di sostanze nutritive e infine accelera i tempi di invecchiamento del sistema muscolo scheletrico e viscerale.
L’impatto della pandemia
Negli ultimi secoli abbiamo assistito ad una diffusione globale della vita sedentaria e in statica. Il colpo di grazia è stato dato dalla pandemia. Sono aumentati esponenzialmente i casi di patologie legate in maniera diretta alla staticità del corpo nella vita quotidiana delle persone.
Le strutture più colpite: lombare e cervicale
La vita sedentaria e in statica, che coinvolge la stragrande maggioranza degli individui, pone delle basi posturali inconsapevoli che generano stimoli e sovraccarichi posizionali continuativi che producono nel tempo degrado e usura. Quali sono queste strutture? Quelle che rappresentano ormai la percentuale maggiore dei pazienti che vedo ogni giorno: lombare e cervicale.
Quando siamo seduti per troppo tempo, viziati anche da quello che bisogna fare per lavoro con la parte superiore del corpo, si tende spesso a chiudere spalle e portare in posteriorità la nostra cifosi. Questo squilibrio genera un aumento del carico di lavoro del tratto lombare, delegato della mobilità di tutto il busto, e del tratto cervicale, che dovrà sostenere il peso della testa.
L’approccio biomeccanico globale
Consideriamo insomma che il tratto lombare, e la sua ernia, sono solo le strutture che subiscono il cattivo lavoro delle rigidità circostanti. Solo un approccio biomeccanico che analizza questa situazione nel suo insieme, può portare alla soluzione del dolore e alla diminuzione della sintomatologia, oltre che a limitare il deterioramento strutturale e tissutale della zona presa in considerazione.





