La nevralgia di Massimiliano Ossini

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La nevralgia di Massimiliano Ossini

Ci sono giorni in cui pensi di avere tutto sotto controllo… e poi arriva quel messaggio che ti cambia il programma in due secondi. “Mi sono bloccato.” Firmato: Massimiliano Ossini. E niente, prendi e torni di corsa in studio.

Con Massimiliano ormai c’è un rapporto che va oltre la singola seduta. È una di quelle persone che ascolta il proprio corpo… ma ogni tanto, come capita a tutti, tira un po’ troppo la corda. E il corpo, puntuale, presenta il conto. Il giorno prima aveva avuto un blocco improvviso.

Durante la notte il dolore si era fatto più chiaro, localizzandosi sull’anca. La cosa interessante — e anche un po’ sospetta — è che aveva già vissuto qualcosa di molto simile qualche mese fa, ma dall’altro lato. Quando il corpo cambia lato ma non “tema”, di solito sta cercando di dirti qualcosa di preciso.

Quando è arrivato in studio, Massimiliano non era completamente immobilizzato, ma si muoveva con quella prudenza tipica di chi sa che basta poco per far scattare il dolore. Passi corti, movimenti controllati, un po’ di rigidità generale.

Come sempre, ho iniziato osservando. Non solo il punto del dolore, ma il modo in cui il corpo si organizzava intorno a quel dolore. E infatti il problema non era solo l’anca. La zona lombare e quella sacro-iliaca erano decisamente “in modalità risparmio energetico”: poca mobilità, parecchia tensione, e un blocco che stava alterando un po’ tutto l’equilibrio.

Poi c’era lui, il protagonista meno famoso della storia: il nervo femoro-cutaneo. Non è tra quelli di cui si parla spesso, ma quando si infastidisce si fa notare eccome. Può dare fastidio all’anca, sensazioni strane lungo la coscia, a volte anche difficili da descrivere con precisione. Nel suo caso, il meccanismo era abbastanza chiaro: il blocco tra zona lombare e sacro-iliaca stava creando una compressione lungo il percorso nervoso. Risultato? Dolore, rigidità e movimenti limitati.

A quel punto siamo passati al lavoro vero e proprio. Ho iniziato a trattare le zone più rigide con tecniche osteopatiche mirate, cercando di ridare mobilità dove si era persa. In questi casi l’obiettivo è semplice da dire ma meno da fare: togliere pressione, creare spazio, rimettere in circolo il movimento.

Alcuni interventi sono più delicati, altri un po’ più decisi. Sì, anche quelli che fanno il classico “crac” — che poi è il momento che tutti aspettano, inutile negarlo. E infatti, a un certo punto, è arrivato anche quello. Ma al di là dello “scrocchio”, quello che conta davvero è la sensazione che arriva subito dopo: il corpo che si rilassa, il movimento che torna più fluido, la tensione che cala di qualche grado.

Massimiliano Ossini, seduta dopo seduta, ha iniziato a sciogliersi. Già durante il trattamento si percepiva un cambiamento: meno rigidità, più libertà nei movimenti, meno difesa. E come sempre, il lavoro non finisce lì. Gli ho lasciato una serie di esercizi mirati.

Niente di complicato, ma fondamentali per mantenere il risultato e soprattutto per evitare che il problema si ripresenti — magari di nuovo dall’altro lato, giusto per cambiare. Perché il punto è sempre quello: il trattamento aiuta a rimettere in moto il sistema, ma è la continuità che fa davvero la differenza.

Con Massimiliano Ossini lo sappiamo entrambi. Il suo lavoro lo porta a ritmi intensi, posture non sempre ideali, giornate lunghe. Per questo è ancora più importante trovare un equilibrio. Quello vero, non quello “finché non fa male”. Alla fine della seduta si muoveva già in modo diverso. Più sciolto, più naturale. Non perfetto — e non deve esserlo subito — ma sicuramente meglio di quando era entrato. Ed è sempre lì che capisco che siamo sulla strada giusta. Il corpo, quando lo ascolti davvero, sa esattamente dove tornare.

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