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La forma più comune: la compressione neurogena
Tra le strutture interessate dalla sindrome dello stretto toracico quella neurogena è la più comune. La compressione del nervo, infatti, si verifica nel 90% circa dei casi totali. Questo insieme di nervi è detto plesso brachiale e comprende il nervo ascellare, muscolocutaneo, radiale, mediano e ulnare: passano attraverso 3 muscoli detti “scaleni” che gli girano intorno come se fossero una cravatta. Questo è il primo punto di possibile impingement poiché tali muscoli – che partono dalla cervicale e arrivano sulla prima e seconda costa – vanno spesso in ipertono e contrazione essendo accessori alla respirazione; questo può portare un dolore neurotonico diffuso su tutto il braccio fino alle dita per via della compressione del plesso brachiale.
I punti di compressione
Il secondo punto di possibile impingement è costituito da due strutture: la clavicola che forma il tetto superiore e la prima costa che forma il pavimento al cui interno passa l’insieme di nervi. Rispettivamente gli scaleni, la prima costa e la clavicola, con il relativo muscolo succlavio, possono andare incontro a rigidità, blocchi e ipomobilità nel 90% dei casi dovuti a posture statiche ripetute o a movimenti reiterati con gli arti tenuti sopra l’altezza delle spalle.
La causa principale: le posture scorrette
Un esempio: chi lavora in ufficio utilizzando un computer e una tastiera assume una posizione che alla lunga lo porterà ad utilizzare sempre meno una respirazione diaframmatica in favore invece di una respirazione accessoria, alzando le spalle e incassando il collo con conseguente chiusura in avanti delle spalle, che restringerà a sua volta lo stretto toracico.





