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A volte il mio lavoro prende strade davvero imprevedibili. E questa storia ne è la dimostrazione perfetta.Tutto è iniziato con un semplice errore. Dovevo citofonare a un altro appartamento, ma per una distrazione ho suonato alla porta sbagliata. Un piccolo incidente che, oltre a costarmi i pasticcini che avevo appena comprato, mi ha fatto conoscere Luigi e Giulia.
Col senno di poi, credo sia stato uno di quegli incontri che capitano per caso ma che, in realtà, arrivano al momento giusto.Luigi e Giulia lavorano nel mondo della produzione cinematografica. Quando non sono impegnati sui set, trascorrono gran parte delle loro giornate davanti al computer. Otto ore, a volte dieci, spesso senza accorgersi del tempo che passa. Sempre seduti. Sempre nella stessa posizione. E come accade a moltissime persone, il conto arriva sotto forma di dolore.
La prima cosa che mi hanno raccontato è stata la comparsa di fastidi sempre più frequenti alla cervicale. Una tensione inizialmente leggera che col passare dei mesi si era trasformata in un problema costante. La cervicale iniziava a irrigidirsi già nelle prime ore di lavoro e, a fine giornata, ogni movimento del collo diventava più difficile.
Osservandoli mentre lavoravano ho capito subito quale fosse il problema. Lo schermo era posizionato troppo in basso e leggermente di lato. Una situazione che obbligava la cervicale a lavorare continuamente in una posizione sfavorevole. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, il corpo aveva iniziato ad adattarsi a quella postura creando tensioni sempre più profonde.
È proprio così che spesso nasce il dolore alla cervicale. Non per un trauma improvviso, ma attraverso migliaia di piccoli movimenti ripetuti e posture mantenute troppo a lungo.
Nel corso della visita ho spiegato a Luigi e Giulia che la cervicale raramente è un problema isolato. Quando il collo perde mobilità, spesso anche il tratto dorsale, le spalle e la zona lombare iniziano a compensare. E infatti entrambi lamentavano anche mal di schiena e rigidità lombare.
Abbiamo quindi iniziato a correggere alcuni dettagli apparentemente banali ma estremamente importanti. Ho consigliato loro di posizionare il monitor all’altezza degli occhi, in modo da evitare la continua flessione della cervicale. Ho suggerito di mantenerlo sempre frontalmente, senza costringere il collo a rotazioni prolungate.
Successivamente abbiamo lavorato sulla posizione alla scrivania. Sedersi correttamente significa permettere alla cervicale di lavorare in equilibrio con il resto della colonna vertebrale. Quando il corpo è ben sostenuto, anche le tensioni muscolari diminuiscono. Ma il consiglio più importante è stato un altro: muoversi.
La cervicale non ama l’immobilità. Nessuna articolazione la ama. Restare seduti per ore consecutive significa chiedere ai muscoli di mantenere una contrazione continua. Prima arriva la rigidità, poi il fastidio e infine il dolore.
Per questo ho suggerito a Luigi e Giulia di alzarsi regolarmente durante la giornata, fare qualche passo, cambiare posizione e interrompere il ciclo della sedentarietà. Bastano pochi minuti per dare sollievo alla cervicale e migliorare la circolazione dei tessuti.
Prima di salutarli ho mostrato loro alcuni semplici esercizi da eseguire quotidianamente. Movimenti pensati per restituire elasticità alla colonna, ridurre le tensioni muscolari e proteggere la cervicale dagli effetti delle lunghe ore passate davanti al computer.
La cosa che mi ha colpito di più è stata la loro reazione. In pochi minuti hanno capito che il problema non era soltanto il dolore, ma l’insieme delle abitudini che stavano mettendo sotto stress la cervicale ogni giorno.
Quando sono uscito da casa loro, senza più i miei pasticcini ma con una storia da raccontare, ho pensato che spesso il corpo ci parla molto prima che compaia il dolore. La cervicale manda segnali, piccoli campanelli d’allarme che troppo spesso ignoriamo. E forse il vero segreto non è aspettare che il dolore diventi insopportabile, ma imparare ad ascoltare quei segnali prima che sia troppo tardi.





