
Fare i conti con le vertigini
7 Ottobre 2026
Sciatica e anca bloccata: rischia di perdere il lavoro!
14 Ottobre 2026La domenica, per molti, è il giorno del riposo. Per me, invece, può trasformarsi facilmente in una giornata di lavoro, soprattutto quando qualcuno ha bisogno di una mano.
Questa volta è toccato al mio amico Adriano Bettinelli, ballerino professionista con anni di esperienza, che da circa tre mesi conviveva con un dolore persistente lungo la gamba destra.
Il fastidio partiva dal gluteo e scendeva fino al polpaccio: un quadro compatibile con una sciatalgia importante, che stava mettendo a dura prova anche un corpo abituato a muoversi e a sostenere ritmi intensi.
Per chi fa della danza il proprio mestiere, il movimento non è soltanto una necessità fisica, ma una parte fondamentale della propria identità. Una sciatalgia può diventare particolarmente frustrante proprio perché limita gesti che normalmente vengono eseguiti in modo spontaneo.
Piegarsi in avanti, cambiare posizione o muovere liberamente la gamba può trasformarsi in un’azione difficile, accompagnata dalla paura di sentire nuovamente dolore.
Quando ho iniziato a valutare Adriano, mi sono concentrato non soltanto sulla zona in cui avvertiva i sintomi, ma anche sul modo in cui il suo corpo reagiva al movimento. In presenza di un dolore persistente, infatti, è possibile che i muscoli aumentino la propria tensione come risposta protettiva.
È quello che chiamo un’“attivazione strategica”: il corpo cerca di difendere la zona dolorosa, limitando alcuni movimenti e modificando il modo in cui distribuisce i carichi.
Questa risposta può essere utile nell’immediato, ma quando si mantiene a lungo può contribuire a creare rigidità e schemi di movimento meno efficienti. Nel caso di Adriano, la sciatalgia non poteva essere considerata isolatamente, perché nella sua storia c’era anche un altro elemento importante: una precedente distorsione alla caviglia.
Una distorsione può modificare il modo in cui una persona appoggia il piede e distribuisce il peso durante il movimento. In alcuni casi, queste modifiche possono influenzare anche la mobilità dell’anca e il controllo del bacino.
Per questo, quando mi trovo davanti a una sciatalgia, cerco sempre di ricostruire il quadro complessivo, senza dare per scontato che il punto in cui si sente dolore coincida necessariamente con l’unica zona da valutare.
Con Adriano ho quindi osservato il rapporto tra caviglia, anca, bacino e colonna, cercando di capire quali compensi potessero essere entrati in gioco. L’obiettivo era individuare le limitazioni su cui lavorare e favorire un movimento più libero e funzionale, senza forzare le strutture già sensibili.
È proprio questo uno degli aspetti che ritengo fondamentali nel trattamento della sciatalgia: non fermarsi al sintomo, ma considerare la persona nella sua interezza. Ogni storia è diversa e richiede una valutazione specifica, soprattutto quando il dolore persiste da settimane o mesi.
Il lavoro osteopatico può inserirsi in un percorso più ampio per migliorare la mobilità e gestire alcune tensioni, ma è importante che la causa dei sintomi venga valutata adeguatamente, in particolare quando il dolore è intenso o non tende a migliorare.
La sciatalgia, infatti, descrive un insieme di sintomi legati all’irritazione o al coinvolgimento del nervo sciatico e delle strutture nervose correlate, ma non identifica da sola la causa del problema. Il dolore che parte dal gluteo e si irradia lungo la gamba può avere origini differenti: per questo non basta individuare il percorso del dolore per stabilire quale trattamento sia più adatto.
Nel caso di Adriano, la sua esperienza nella danza rappresentava una risorsa importante, ma anche un elemento da considerare con attenzione. Un professionista del movimento conosce bene il proprio corpo, eppure può trovarsi in difficoltà quando il dolore cambia il modo in cui riesce a utilizzarlo.
Per tornare a muoversi con maggiore sicurezza, non basta cercare sollievo: bisogna anche capire quali gesti risultano limitati e come recuperare gradualmente il controllo del movimento.
Quando si affronta una sciatalgia persistente, la fretta non è una buona alleata. Il percorso deve rispettare la risposta della persona, tenendo conto dei sintomi e delle sue esigenze quotidiane.
Nel caso di uno sportivo o di un ballerino, questo significa anche valutare con attenzione il ritorno alle attività più impegnative, senza confondere un miglioramento momentaneo con un recupero completo.
La mia domenica con Adriano mi ha ricordato ancora una volta quanto sia importante ascoltare ciò che il corpo comunica. Una sciatalgia può costringerci a cambiare abitudini, ridurre i movimenti e rinunciare temporaneamente ad attività che amiamo.
Ma comprendere meglio il problema, valutare i possibili compensi e costruire un percorso adeguato può rappresentare un primo passo per ritrovare maggiore fiducia nel movimento.
Perché il vero obiettivo non è semplicemente far sparire il dolore per qualche ora, ma aiutare la persona a recuperare, quando possibile, una mobilità più funzionale e una migliore qualità della vita.





