La cervicale infiammata di Denny Mendez

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La cervicale infiammata di Denny Mendez

 

Ci sono giornate in cui in studio arrivano persone che, per lavoro, sono abituate a stare sotto i riflettori. Ma una volta chiusa la porta dello studio, il personaggio resta fuori. Rimane la persona, con i suoi dolori, le sue preoccupazioni e quella domanda che sento fare spesso: “Secondo te si risolve?”. È successo anche con De

Ci sono giornate in cui in studio arrivano persone che, per lavoro, sono abituate a stare sotto i riflettori. Ma una volta chiusa la porta dello studio, il personaggio resta fuori. Rimane la persona, con i suoi dolori, le sue preoccupazioni e quella domanda che sento fare spesso: “Secondo te si risolve?”. È successo anche con Denny Mendez. Ci conoscevamo già e, appena è entrata, abbiamo iniziato a chiacchierare come facciamo sempre. Poi, però, il discorso è finito inevitabilmente sul motivo della visita: una cervicale che aveva deciso di farsi sentire nel momento meno opportuno.

La storia è iniziata in modo quasi banale. Stava semplicemente camminando quando non ha visto uno scalino. Un movimento improvviso, un appoggio sbagliato e quel rumore nella zona cervicale che, quando lo senti, difficilmente dimentichi. Da quel momento il dolore ha iniziato a irradiarsi lungo il braccio. Il classico quadro di brachialgia associata a una cervicale infiammata. Sono situazioni che vedo spesso e che, se trascurate, possono trasformarsi in un problema molto più difficile da risolvere.

La cosa che mi colpisce sempre è che molti pensano alla cervicale come a un semplice fastidio. “Passerà da sola”, mi dicono. A volte succede, ma altre volte il corpo continua a compensare, modifica i movimenti e alimenta un circolo vizioso che rende tutto più complicato. Per questo insisto sempre su un concetto: una cervicale dolorante va ascoltata subito, prima che il dolore diventi parte della quotidianità.

Durante la visita mi ha raccontato anche un altro dettaglio importante. Negli ultimi tempi dormiva male. Non tanto per il sonno in sé, quanto per la posizione. Collo ruotato, cuscino poco adatto, appoggi sempre uguali. Può sembrare una cosa da poco, ma passiamo circa un terzo della nostra vita a letto. Se la cervicale resta in una posizione scorretta per tante ore ogni notte, prima o poi presenta il conto.

Chi lavora nel mondo dello spettacolo utilizza il corpo come un vero e proprio strumento. Denny, come attrice, deve sostenere posture particolari, mantenere posizioni per molto tempo e ripetere gli stessi movimenti durante prove e riprese. Tutto questo mette continuamente alla prova la cervicale e l’intera colonna vertebrale. Se il corpo perde equilibrio, anche la qualità del movimento cambia.

Per questo motivo, durante una valutazione, non mi fermo mai al punto in cui compare il dolore. La cervicale era certamente una parte importante del problema, ma non era l’unica. Continuando l’esame ho trovato un’anca destra poco mobile e una caviglia rigida. Le ho chiesto se avesse avuto traumi in passato e, quasi sorridendo, si è ricordata di una vecchia caduta che non aveva mai trattato davvero. È una situazione molto comune. Il dolore passa, ci si abitua e si va avanti. Solo che il corpo, nel frattempo, continua ad adattarsi.

Una caviglia che perde mobilità modifica il modo di camminare. Il bacino inizia a compensare, la colonna cambia assetto e anche la cervicale può ritrovarsi a lavorare più del necessario. È una catena che spesso passa inosservata, ma che in studio emerge con grande chiarezza.

Il trattamento è iniziato proprio dalla cervicale. Ho lavorato per ridurre la tensione e restituire mobilità alle articolazioni che avevano perso elasticità. Quando la cervicale torna a muoversi nel modo corretto, anche la brachialgia tende progressivamente a ridursi, perché diminuisce l’irritazione delle strutture coinvolte.

Successivamente sono passato all’anca e alla caviglia. In molti si sorprendono quando mi vedono trattare zone apparentemente lontane dal dolore principale, ma il corpo non ragiona per compartimenti separati. Ogni articolazione influenza quella successiva e ristabilire il giusto equilibrio significa lavorare sull’intero sistema.

Prima di concludere la seduta mi sono dedicato anche alla mandibola. Durante la palpazione avevo percepito una tensione importante in un piccolo muscolo che limitava il movimento del condilo. Anche questo può sembrare un dettaglio, ma mandibola e cervicale dialogano continuamente. Quando una delle due perde mobilità, l’altra è costretta a compensare.

Alla fine del trattamento Denny si è alzata dal lettino e ha iniziato a muovere il collo con quella curiosità tipica di chi cerca di capire se qualcosa è davvero cambiato. Il movimento era più fluido, la cervicale molto meno rigida e il braccio già più leggero. Non significa che il problema fosse completamente risolto. Sarebbe poco realistico prometterlo dopo una sola seduta. Ma il corpo aveva iniziato a rispondere, ed è sempre il segnale che cerco.

Prima di salutarci abbiamo parlato anche della parte più importante del percorso: la prevenzione. Perché trattare una cervicale quando è già infiammata è utile, ma ancora più utile è evitare che si infiammi di nuovo. Curare la postura durante il sonno, alternare le posizioni durante il lavoro, mantenere una buona mobilità articolare e non ignorare i primi segnali sono piccoli accorgimenti che fanno una differenza enorme nel tempo.

Ogni volta che una persona entra in studio con un problema di cervicale mi ricorda quanto il nostro corpo sia bravo a mandarci messaggi. Sta a noi decidere se ascoltarli subito o aspettare che inizino a urlare.

nny Mendez. Ci conoscevamo già e, appena è entrata, abbiamo iniziato a chiacchierare come facciamo sempre. Poi, però, il discorso è finito inevitabilmente sul motivo della visita: una cervicale che aveva deciso di farsi sentire nel momento meno opportuno.

La storia è iniziata in modo quasi banale. Stava semplicemente camminando quando non ha visto uno scalino. Un movimento improvviso, un appoggio sbagliato e quel rumore nella zona cervicale che, quando lo senti, difficilmente dimentichi. Da quel momento il dolore ha iniziato a irradiarsi lungo il braccio. Il classico quadro di brachialgia associata a una cervicale infiammata. Sono situazioni che vedo spesso e che, se trascurate, possono trasformarsi in un problema molto più difficile da risolvere.

La cosa che mi colpisce sempre è che molti pensano alla cervicale come a un semplice fastidio. “Passerà da sola”, mi dicono. A volte succede, ma altre volte il corpo continua a compensare, modifica i movimenti e alimenta un circolo vizioso che rende tutto più complicato. Per questo insisto sempre su un concetto: una cervicale dolorante va ascoltata subito, prima che il dolore diventi parte della quotidianità.

Durante la visita mi ha raccontato anche un altro dettaglio importante. Negli ultimi tempi dormiva male. Non tanto per il sonno in sé, quanto per la posizione. Collo ruotato, cuscino poco adatto, appoggi sempre uguali. Può sembrare una cosa da poco, ma passiamo circa un terzo della nostra vita a letto. Se la cervicale resta in una posizione scorretta per tante ore ogni notte, prima o poi presenta il conto.

Chi lavora nel mondo dello spettacolo utilizza il corpo come un vero e proprio strumento. Denny, come attrice, deve sostenere posture particolari, mantenere posizioni per molto tempo e ripetere gli stessi movimenti durante prove e riprese. Tutto questo mette continuamente alla prova la cervicale e l’intera colonna vertebrale. Se il corpo perde equilibrio, anche la qualità del movimento cambia.

Per questo motivo, durante una valutazione, non mi fermo mai al punto in cui compare il dolore. La cervicale era certamente una parte importante del problema, ma non era l’unica. Continuando l’esame ho trovato un’anca destra poco mobile e una caviglia rigida. Le ho chiesto se avesse avuto traumi in passato e, quasi sorridendo, si è ricordata di una vecchia caduta che non aveva mai trattato davvero. È una situazione molto comune. Il dolore passa, ci si abitua e si va avanti. Solo che il corpo, nel frattempo, continua ad adattarsi.

Una caviglia che perde mobilità modifica il modo di camminare. Il bacino inizia a compensare, la colonna cambia assetto e anche la cervicale può ritrovarsi a lavorare più del necessario. È una catena che spesso passa inosservata, ma che in studio emerge con grande chiarezza.

Il trattamento è iniziato proprio dalla cervicale. Ho lavorato per ridurre la tensione e restituire mobilità alle articolazioni che avevano perso elasticità. Quando la cervicale torna a muoversi nel modo corretto, anche la brachialgia tende progressivamente a ridursi, perché diminuisce l’irritazione delle strutture coinvolte.

Successivamente sono passato all’anca e alla caviglia. In molti si sorprendono quando mi vedono trattare zone apparentemente lontane dal dolore principale, ma il corpo non ragiona per compartimenti separati. Ogni articolazione influenza quella successiva e ristabilire il giusto equilibrio significa lavorare sull’intero sistema.

Prima di concludere la seduta mi sono dedicato anche alla mandibola. Durante la palpazione avevo percepito una tensione importante in un piccolo muscolo che limitava il movimento del condilo. Anche questo può sembrare un dettaglio, ma mandibola e cervicale dialogano continuamente. Quando una delle due perde mobilità, l’altra è costretta a compensare.

Alla fine del trattamento Denny si è alzata dal lettino e ha iniziato a muovere il collo con quella curiosità tipica di chi cerca di capire se qualcosa è davvero cambiato. Il movimento era più fluido, la cervicale molto meno rigida e il braccio già più leggero. Non significa che il problema fosse completamente risolto. Sarebbe poco realistico prometterlo dopo una sola seduta. Ma il corpo aveva iniziato a rispondere, ed è sempre il segnale che cerco.

Prima di salutarci abbiamo parlato anche della parte più importante del percorso: la prevenzione. Perché trattare una cervicale quando è già infiammata è utile, ma ancora più utile è evitare che si infiammi di nuovo. Curare la postura durante il sonno, alternare le posizioni durante il lavoro, mantenere una buona mobilità articolare e non ignorare i primi segnali sono piccoli accorgimenti che fanno una differenza enorme nel tempo.

Ogni volta che una persona entra in studio con un problema di cervicale mi ricorda quanto il nostro corpo sia bravo a mandarci messaggi. Sta a noi decidere se ascoltarli subito o aspettare che inizino a urlare.

La cervicale infiammata di Denny Mendez
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