Sciatica a 90 anni, è possibile trattarla?

Cruralgia e blocco mandibolare: sintomi, cause e soluzioni
8 Luglio 2026
La cervicale infiammata di Denny Mendez
22 Luglio 2026

Sciatica a 90 anni, è possibile trattarla?

Ci sono pazienti che ti rimangono dentro fin dal primo incontro. Non perché abbiano una diagnosi rara o un caso particolarmente complesso, ma per il modo in cui affrontano quello che stanno vivendo. Luciana è una di quelle persone. Ha 90 anni, un sorriso contagioso e un’energia che, a volte, mette in difficoltà anche chi ha la metà dei suoi anni. Eppure, quando è arrivata nel mio studio la prima volta, quel sorriso faceva fatica a nascondere la sofferenza. Una forte lombosciatalgia l’aveva praticamente immobilizzata. Quello che sentiva lungo la gamba era il classico dolore da sciatica: intenso, continuo, capace di trasformare anche il gesto più semplice in una piccola impresa.

Mi raccontava che la cosa più difficile non era tanto il dolore in sé. Era perdere l’autonomia. Dover chiedere aiuto per alzarsi dal letto, infilarsi una scarpa o vestirsi erano gesti che le pesavano più della sciatica stessa. Chi è sempre stato indipendente vive questi cambiamenti con grande fatica. Eppure, durante tutta la visita, non l’ho mai sentita lamentarsi. C’era una frase che ripeteva spesso, quasi come un mantra: “Ce la devo fare”. E ogni volta che la pronunciava, capivo che avevo davanti una donna che non aveva alcuna intenzione di arrendersi.

Quando si lavora con una persona di 90 anni bisogna mettere da parte qualsiasi automatismo. Ogni trattamento va costruito su misura. Esiste ancora l’idea che l’osteopatia sia riservata ai giovani o agli sportivi, ma non è così. L’età, da sola, non rappresenta un limite. Cambiano le tecniche, cambia l’intensità, cambia il modo di ascoltare il corpo, ma l’obiettivo resta sempre lo stesso: aiutare la persona a ritrovare movimento e qualità di vita. Anche una sciatica importante può essere affrontata con un approccio rispettoso e personalizzato.

Durante la valutazione ho osservato con attenzione il suo modo di muoversi. Ogni passo era accompagnato da quella cautela tipica di chi teme che il dolore possa aumentare da un momento all’altro. La sciatica aveva modificato il suo modo di camminare, costringendola a continui adattamenti. Quando succede questo, il corpo inizia a creare compensi che, col tempo, possono peggiorare ulteriormente la situazione.

Abbiamo iniziato il percorso con molta gradualità. Nessuna tecnica aggressiva, nessuna fretta di ottenere risultati immediati. Il corpo di Luciana aveva bisogno soprattutto di sentirsi al sicuro. Seduta dopo seduta abbiamo lavorato per ridurre le tensioni, migliorare la mobilità della colonna e restituire un po’ di libertà al nervo coinvolto nella sciatica. Ogni piccolo miglioramento diventava una conquista condivisa.

Ricordo ancora una delle prime volte in cui si è alzata dal lettino dopo il trattamento. Mi ha guardato sorpresa e ha detto: “Mi sento più leggera”. Non era una guarigione improvvisa, naturalmente. La sciatica non sparisce con una bacchetta magica. Ma era il segnale che il corpo stava iniziando a rispondere e che avevamo imboccato la strada giusta.

Con il passare delle settimane sono arrivati anche i cambiamenti più concreti. Camminava meglio, riusciva a muoversi con maggiore sicurezza e il dolore lungo la gamba diminuiva progressivamente. La sciatica stava finalmente perdendo terreno. Ma la soddisfazione più grande non è stata vedere migliorare il quadro clinico. È stata osservare il cambiamento nel suo atteggiamento. Ogni seduta entrava in studio con un passo un po’ più deciso e con quella luce negli occhi che torna quando si ricomincia a fare le cose che si amano.

Un giorno è arrivata con una notizia che aspettavo quasi quanto lei: era tornata in piscina. Me lo ha raccontato con l’entusiasmo di una bambina. Per molti potrebbe sembrare un dettaglio, ma chi ha vissuto mesi di sciatica sa quanto possa essere emozionante tornare a fare un’attività che sembrava ormai impossibile. La piscina, per lei, non era solo esercizio fisico. Era libertà.

Questa storia mi ricorda ogni volta quanto sia importante non lasciare che l’età diventi un’etichetta. A volte sento dire: “Alla sua età è normale avere dolore”. Io non riesco ad accettare questa frase. Invecchiare non significa dover convivere per forza con una sciatica cronica o rinunciare alla propria autonomia. Significa semplicemente affrontare il percorso con strumenti adeguati, tempi diversi e tanta attenzione.

Luciana mi ha insegnato anche un’altra cosa. Il recupero non dipende solo dalle mani dell’osteopata o dalle tecniche utilizzate. Dipende anche dall’atteggiamento con cui si affronta il percorso. La sua determinazione ha fatto la differenza tanto quanto il trattamento. Non ha mai smesso di crederci, neppure nei giorni più difficili.

Oggi, quando la vedo entrare in studio con il suo sorriso e il suo passo molto più sicuro, penso sempre a quanto possa essere ingannevole guardare solo la carta d’identità. Dietro quei 90 anni c’è una donna che ha deciso di non lasciare che la sciatica scrivesse il finale della sua storia. E, seduta dopo seduta, movimento dopo movimento, se l’è ripresa con una naturalezza che continua a sorprendermi.

Sciatica a 90 anni, è possibile trattarla?
Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Utilizzando questo sito web accetti la nostra Politica sulla protezione dei dati.
Scopri di più