Osteopatia: la tecnica manipolativa è sicura perché si adatta sempre al singolo paziente

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Osteopatia: la tecnica manipolativa è sicura perché si adatta sempre al singolo paziente

La tecnica strutturale o manipolativa è una tecnica soggettiva, non oggettiva. Questo perché va adattata al singolo paziente. La regola principale della tecnica è la sua precisione: il piccolo range di movimento e l’alta velocità di esecuzione. Questi parametri permettono alla tecnica di non incidere sulla struttura trattata. La tecnica non lavora solo sulla struttura vertebrale, ma su tutte le strutture circostanti e l’obiettivo principale è stimolare il sistema nervoso a creare un reset della struttura che è fuori equilibrio. Il piccolo range di movimento rende la tecnica innocua ai tessuti.

La parola chiave: soggettività

La parola chiave della tecnica strutturale è soggettività: il trattamento deve essere attentamente valutato sulla base delle reali condizioni e necessità del singolo individuo. Un approccio attento consente di trattare con più efficacia pazienti di diverse fasce di età, dagli anziani ai bambini, dagli sportivi a persone con altre patologie più serie. Una volta acquisite le cause alla base del disturbo, e valutate attentamente le eventuali controindicazioni, il trattamento viene calibrato in funzione delle caratteristiche muscolari e scheletriche del paziente, considerando anche aspetti non secondari come quelli relativi allo stile di vita delle persone.

Gli elementi fondamentali della tecnica

Il trattamento, in primo luogo, deve considerare le tensioni corporee del paziente: grado di elasticità, rigidità, mobilità, fragilità osteo-strutturale. L’efficacia del trattamento dipenderà dall’equilibrio sinergico di alcuni elementi fondamentali: l’alta velocità in un piccolo range di movimento, la precisione e il timing di esecuzione, il movimento e la forza applicata.

Adattare la tecnica al paziente

Ad esempio, la forza da imprimere durante le manipolazioni sarà differente a seconda che si tratti di un paziente giovane e sportivo (come un rugbista) o di un paziente anziano con una fragilità strutturale (osteoporosi). Usando una tecnica oggettiva (standard) si rischierebbe di danneggiare i tessuti più fragili delle persone anziane oppure, all’opposto, di essere totalmente inefficaci sul rugbista: ci vogliono pressioni che si adattino ai tessuti sottostanti. Fondamentale è anche l’alta velocità con la quale vengono effettuate queste manovre, unita al piccolo range di movimento che compie la struttura trattata: l’alta velocità rende queste tecniche efficaci (stimolando al meglio il sistema neurovegetativo); la ridotta ampiezza di movimento le rende sicure.

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