
Esercizi per la cervicale per chi lavora in ufficio
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Cruralgia e blocco mandibolare: sintomi, cause e soluzioni
8 Luglio 2026A volte penso davvero di poter staccare. Entrare in un locale, sedermi con gli amici, ordinare una birra e parlare di tutto tranne che di schiene, posture e articolazioni. Quel giorno ero entrato all’Arcade and Food proprio con questo spirito. Nessun lettino, nessun trattamento, solo un po’ di relax. È durata poco. Mi è bastato guardarmi intorno per capire che il mio cervello, ormai, funziona in automatico. Dove gli altri vedono camerieri che lavorano velocemente, io vedo spalle sollevate, schiene incurvate e più di una cervicale bloccata pronta a farsi sentire.
D’altronde è difficile ignorarlo. Fare il cameriere è un lavoro molto più impegnativo di quanto sembri. Si cammina per chilometri durante un turno, si sollevano vassoi pesanti, si fanno torsioni continue e spesso si mantiene la stessa postura per ore. Se a tutto questo aggiungiamo lo stress, la fretta e poche pause, il risultato è quasi inevitabile: mal di schiena, tensioni muscolari e, molto spesso, una cervicale bloccata.
Ho iniziato a chiacchierare con qualcuno dello staff e, come succede sempre, è bastata una domanda per aprire il vaso di Pandora. “Già che sei qui… mi dai un’occhiata al collo?” Da lì è stato un attimo. Un cameriere con una cervicale bloccata, un altro con la schiena rigida, il direttore che lamentava un dolore lombare da settimane e persino qualche cliente incuriosito che si è avvicinato per raccontarmi i propri acciacchi. Alla fine la birra è rimasta sul tavolo più del previsto.
La cosa che noto spesso in chi lavora nella ristorazione è che il corpo si abitua al dolore. Una cervicale bloccata diventa normale. Si gira la testa con tutto il busto invece che con il collo, si convive con quella tensione continua e si pensa che faccia semplicemente parte del mestiere.In realtà non dovrebbe essere così.
Osservando i movimenti dei camerieri mi sono accorto che molti trasportavano il vassoio lontano dal corpo. È un gesto che sembra banale, ma moltiplica il carico sulla colonna e costringe la muscolatura del collo a lavorare molto più del necessario. Dopo centinaia di volte, quella tensione si accumula e la cervicale bloccata è praticamente dietro l’angolo.
Così ho iniziato a dare qualche consiglio pratico, quelli che possono davvero cambiare la giornata lavorativa senza stravolgerla.Il primo? Tenere il vassoio il più vicino possibile al corpo. Sembra un dettaglio, invece riduce tantissimo lo sforzo sulla schiena e sulla cervicale.
Il secondo riguarda il modo di camminare. Quando si fanno passi troppo piccoli e veloci, il busto tende a inclinarsi in avanti. Una falcata un po’ più ampia permette invece di mantenere una postura più naturale e di distribuire meglio il peso.
Poi c’è la postura. Lo so, sembra il consiglio più scontato del mondo, ma è anche quello che viene dimenticato più facilmente. Dopo ore di lavoro ci si accascia senza nemmeno rendersene conto. E una cervicale bloccata nasce spesso proprio così: non da un movimento improvviso, ma da migliaia di piccoli atteggiamenti ripetuti ogni giorno.
Tra una chiacchiera e una risata, qualcuno si è lasciato convincere a salire sul lettino portatile che avevo in macchina. Sì, ormai mi conoscono: difficilmente esco senza avere tutto il necessario.
Ho iniziato a trattare qualche cervicale bloccata, poi una schiena particolarmente rigida, poi una sciatica che si faceva sentire da settimane. Ogni persona aveva una storia diversa, ma il denominatore comune era sempre lo stesso: il corpo chiedeva una pausa molto prima che arrivasse il dolore.
Gli “scrocchi”, ovviamente, non sono mancati. E ogni volta succede la stessa cosa. Prima un po’ di diffidenza, poi un sorriso e quella frase che sento ripetere continuamente: “Mi sento più leggero.”
Ma la parte più importante non è mai il rumore della manipolazione. È il movimento che cambia dopo. Una cervicale bloccata non si risolve solo con un trattamento. Serve imparare a usare il corpo in modo diverso anche durante il lavoro.
Alla fine della serata mi sono accorto che avevo fatto praticamente quello che faccio ogni giorno in studio, solo con molta più musica, qualche hamburger che passava davanti e una birra che nel frattempo era diventata decisamente meno fresca.E va bene così.
Perché il mio lavoro è anche questo: cogliere l’occasione per spiegare che prevenire è molto più semplice che curare. Una cervicale bloccata non compare all’improvviso. Si costruisce giorno dopo giorno, turno dopo turno, postura dopo postura.
Se impariamo a riconoscere i segnali prima che il corpo si fermi, possiamo evitare che un semplice fastidio diventi un problema cronico.
Quella sera sono tornato a casa senza aver bevuto la birra con la calma che avevo immaginato. Però ho lasciato dietro di me qualche schiena più libera, qualche sorriso in più e più di una cervicale bloccata decisamente meno bloccata. E, a pensarci bene, direi che è andata bene lo stesso.





