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29 Settembre 2026Io fermo proprio non ci so stare. E lo ammetto: anche nel weekend, quando dovrei semplicemente godermi una passeggiata, finisco per guardarmi intorno con gli occhi dell’osteopata. È successo anche a Villa Ada, dove sono andato per passare qualche ora all’aria aperta e mi sono ritrovato, come spesso accade, a parlare di dolori, rigidità e problemi posturali.
Tra le persone che ho incontrato, diverse avevano una cervicale bloccata e, in molti casi, anche una bella rigidità nella zona lombare. La cosa che mi ha colpito di più, però, è stata scoprire che molti continuavano ad allenarsi regolarmente, portandosi dietro quella rigidità come se fosse ormai una parte inevitabile della loro giornata.
Una cervicale bloccata, soprattutto quando compare con una certa frequenza, rischia infatti di diventare qualcosa a cui ci si abitua. Si impara a convivere con il collo rigido, con quella sensazione di tensione che arriva a fine giornata o con la difficoltà a girare la testa in determinati movimenti. Finché il fastidio non diventa troppo forte, spesso si tende semplicemente ad andare avanti. Eppure il corpo qualcosa ce lo sta dicendo.
Quelle persone non mi conoscevano. Per loro ero semplicemente un perfetto estraneo che, durante una passeggiata a Villa Ada, aveva iniziato a parlare di cervicale bloccata. Nonostante questo, siamo riusciti a creare un po’ di fiducia e ho potuto osservare da vicino alcune delle rigidità che stavano portando avanti da tempo.
Con qualche manovra mirata e, sì, anche qualche inevitabile “scrocchio”, siamo riusciti a lavorare sulle zone più rigide e a recuperare un po’ di movimento. Non si tratta della magia di uno scrocchio che risolve tutto, ma della possibilità di intervenire su una situazione che spesso viene trascurata proprio perché non è comparsa a seguito di un trauma evidente.
Una cervicale bloccata, infatti, può essere il risultato di tante piccole abitudini accumulate nel tempo. Passare ore davanti al computer, utilizzare continuamente lo smartphone mantenendo il collo inclinato, assumere sempre la stessa posizione o ripetere determinati movimenti può contribuire a creare tensioni e limitazioni della mobilità. Il problema è che raramente ci accorgiamo





