Dolore all’anca negli anziani: quando manca il movimento

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Dolore all’anca negli anziani: quando manca il movimento

“Ormai sono vecchio… cosa vuole farci, dottore…”. Il dolore all’anca negli anziani spesso inizia così, con una frase detta quasi per rassegnazione. Lo dice mentre è ancora in piedi, con una mano appoggiata allo stipite della porta, come se entrare nel mio studio fosse già stata una grande decisione.

Gino ha ottantasette anni, faceva il falegname. Stringe il cappello tra le mani, lo gira lentamente mentre parla. “Mi prende dietro, qui…” dice indicando la coscia. “E poi scende. Non sempre, ma quando vuole lui.” Un quadro tipico, di quelli che sembrano inevitabili, quasi “normali” con il passare del tempo.

Si siede lentamente, controllando l’atterraggio come se la sedia potesse spostarsi all’ultimo momento. “Ma tanto alla mia età, devo tenermelo…” Lascia la frase sospesa. Gli chiedo di rialzarsi. I primi passi sono brevi, prudenti. Non è solo lentezza. È una sorta di economia del movimento.

“Cammini un altro po’”. Ogni passo sembra preceduto da una verifica. Il piede cerca il pavimento prima ancora di appoggiarsi. Provo a flettere l’anca. Resiste, non per forza, per abitudine. Il dorso si muove poco. Il bacino accompagna a metà, poi si ferma. Gino non si è rotto. Si è accorciato.

“Lei si muove poco, vero?”. Mi guarda e sorride. “Il meno possibile. Così non sbaglio.” È una logica perfetta, ed è anche il problema. Quando una persona smette di credere di poter migliorare, smette di muoversi. E quando si muove meno, si irrigidisce. E quando si irrigidisce, il dolore trova spazio.

Anche nel dolore all’anca negli anziani, spesso non è solo l’età a fare la differenza, ma quanto ci si concede ancora di muoversi. Molto spesso il dolore all’anca negli anziani peggiora proprio per questa riduzione progressiva del movimento. Proviamo qualcosa di semplice. Un lavoro leggero sull’anca. Mobilità sul dorso. Respirazione. Niente di spettacolare.

Dopo qualche minuto si raddrizza appena. Poco, ma abbastanza da notarlo. Mi guarda, un po’ sorpreso. “Cos’è successo?”. Non risponde subito. “Si sta muovendo, o sbaglio?”. Ci pensa un attimo. “Non mi succede spesso.” Non mi dice che il dolore è passato. Dice solo che si muove meglio.

Ed è da qui che ripartiremo. Perché anche nel dolore all’anca negli anziani, migliorare il movimento è spesso il primo vero passo verso il cambiamento. Con gli anziani non lavori solo sul corpo. Ci parli. Li ascolti. Ogni tanto sdrammatizzi. “Quindi posso migliorare?” mi chiede. “Un po’, sì.” Annuisce.

Si alza per riprendere il cappello. Si piega leggermente, senza pensarci. All’ingresso, prima di uscire, si gira. “Dottore… allora devo muovermi di più.” “Un po’, sì.” Fa un mezzo sorriso. Con gli ultraottantenni questo conta. Fargli capire che non tutto è finito.

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