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15 Settembre 2026Oggi sono passato a trovare un mio amico barista e, come spesso mi succede, non ho potuto fare a meno di guardare quello che accadeva intorno a me con gli occhi dell’osteopata. Un bar è un posto pieno di movimento: persone che entrano ed escono, caffè da preparare, bicchieri da lavare, ordini da prendere.
Ma dietro tutta questa apparente normalità c’è un lavoro fisicamente impegnativo, soprattutto per chi passa tante ore in piedi e ripete gli stessi movimenti per tutta la giornata. Basta osservare un barista per qualche minuto per capire quanto la schiena venga sollecitata.
Ci si piega, ci si allunga, si corre da una parte all’altra del bancone, si sollevano pesi e si rimane a lungo nella stessa posizione. Non mi sorprende quindi che il mal di schiena sia un problema così frequente tra chi svolge questo tipo di lavoro.
Guardando il mio amico lavorare ho iniziato a notare alcuni piccoli segnali: tensioni muscolari, movimenti diventati ormai automatici e una schiena che, dopo tante ore, inevitabilmente tende ad affaticarsi. Il problema è che quando un movimento poco funzionale viene ripetuto centinaia di volte al giorno, il corpo finisce per adattarsi ed è proprio qui che può comparire il mal di schiena.
Spesso pensiamo che per proteggere la schiena servano grandi cambiamenti, quando invece possono essere proprio i piccoli gesti quotidiani a fare la differenza. Per esempio, quando dobbiamo raccogliere qualcosa da terra, possiamo cercare di piegare maggiormente le gambe invece di incurvare soltanto la schiena.
Oppure, quando siamo costretti a rimanere fermi a lungo, possiamo cercare di cambiare posizione e distribuire il peso in maniera diversa. Anche appoggiarsi per qualche momento al bancone può essere un modo semplice per scaricare parte del carico.
Sono accorgimenti banali, apparentemente insignificanti, ma quando vengono ripetuti ogni giorno possono aiutare a gestire meglio lo stress fisico del lavoro e a evitare che un semplice mal di schiena si trasformi in un problema più limitante.
Durante la giornata ho avuto modo di parlare anche con Alessandra, che da tempo convive con dolore sia nella parte alta sia nella parte bassa della schiena. Nel suo caso, il mal di schiena non era più soltanto una sensazione occasionale. C’erano tensioni che si erano consolidate nel tempo e che avevano iniziato a coinvolgere anche il tratto cervicale e quello lombare.
Ho iniziato mostrandole alcuni semplici esercizi, pensati per riportare un po’ di movimento nelle zone più rigide e aiutare il corpo a uscire gradualmente da quei meccanismi di tensione che, se trascurati, possono diventare sempre più difficili da gestire.
Il suo blocco cervicale era piuttosto radicato e anche il blocco lombare non scherzava. Ma una cosa che cerco sempre di ricordare ai miei pazienti è che il corpo non è fatto di compartimenti separati. Quando una zona rimane rigida o viene sovraccaricata, anche il resto del corpo può iniziare a compensare.
Per questo, quando si affronta un mal di schiena, non mi limito mai a guardare esclusivamente il punto in cui il paziente sente dolore. Cerco di capire come si muove, quali posizioni assume durante la giornata e quali gesti ripete continuamente.
Anche il movimento consapevole può diventare uno strumento importante. Non servono necessariamente esercizi complicati: a volte iniziare a percepire meglio il proprio corpo e imparare a muoversi in maniera diversa rappresenta già un primo passo.
E naturalmente, durante questa giornata al bar, non potevano mancare le immancabili “scrocchiate”. Qualche cliente, vedendomi all’opera, ha iniziato a chiedere se potevo dare un’occhiata anche ai suoi problemi. E così, tra un caffè e un ordine, ci siamo ritrovati a parlare di tensioni, rigidità e mal di schiena.
La cosa che mi colpisce sempre è quanto sia facile abituarsi al dolore. Un fastidio che inizialmente compare soltanto alla fine della giornata diventa qualcosa di normale. Poi arriva il momento in cui ci si sveglia con la schiena rigida, oppure ci si alza dalla sedia con difficoltà, e quel mal di schiena che sembrava passeggero è ormai diventato una presenza quotidiana.
Per questo credo che imparare ad ascoltare i primi segnali sia fondamentale. Il corpo, in fondo, spesso non chiede molto: chiede di cambiare posizione, di muoversi, di recuperare un po’ di spazio e di non ripetere sempre lo stesso gesto nello stesso modo. Quando iniziamo ad ascoltarlo, anche il mal di schiena può cominciare lentamente a mollare la presa.
Prevenire non significa aspettare che il dolore sparisca da solo. Significa imparare a conoscere il proprio corpo e capire quali abitudini possiamo modificare prima che una semplice tensione diventi un vero blocco lombare o cervicale.
Alla fine, mentre il bar continuava a riempirsi di clienti e il lavoro riprendeva il suo ritmo, mi sono ritrovato a pensare che forse è proprio questa la parte più interessante del mio lavoro: trovare l’osteopatia anche nei luoghi più quotidiani, osservare come ci muoviamo e capire quanto piccoli cambiamenti possano fare la differenza. Anche dietro un bancone, tra un caffè e l’altro, la schiena ci sta chiedendo di essere ascoltata.





